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Investire in startup: le linee guida

 

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Investire in startup innovative è un buon modo per cercare di far fruttare il proprio denaro e al tempo stesso godere di agevolazioni fiscali che in Italia sono previste sin dal 2013. In particolare il Decreto del  gennaio 2014 firmato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ha fissato le linee guida e i paletti per tutti quelli che vogliono aderire al crowfunding, ossia alla raccolta pubblica di denaro per favorire imprese di quel tipo.

 

 

Investire in startup, le agevolazioni fiscali funzionano così

Come funzionano le agevolazioni fiscali per chi investe nelle startup? Come stabilito dal Decreto, almeno fino a tutto il 2016,  le persone fisiche potranno detrarre dall'Irpef un importo pari al 19% dei loro versamenti in denaro per importo non superiore a 500 mila euro l’anno mentre le persone giuridiche potranno dedurre dall'Ires un importo pari al 20% dei versamenti effettuati, per importo non superiore a 1,8 milioni di euro per ciascun periodo d’imposta e i benefici valgono sia per versamenti ad una startup in fase di costituzione che per l’aumento di capitale in una startup già costituita. Se poi si tratta di startup a vocazione sociale oppure che sviluppano e commercializzano prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico i vantaggi aumentano, le detrazioni salgono rispettivamente al 25% e 27% .

Per avere diritto alle detrazioni di cui sopra, le persone fisiche o giuridiche dovranno dimostrare di avere una certificazione rilasciata dalla startup innovativa che attesta l’oggetto della sua attività, se si tratta di progetti a vocazione sociale o startup innovative che sviluppano e commercializzano esclusivamente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico, una copia del piano di investimento della startup innovativa che contenga informazioni dettagliate sull’oggetto dell’attività, sui prodotti e sull’andamento delle vendite e dei profitti e una certificazione rilasciata dalla startup che dimostra il rispetto del limite inferiore ai 2,5 milioni di euro per i versamenti di denaro relativamente al periodo di imposta dell’investimento.

 

Le regole per investire in startup

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Quando si investe in startup non è previsto un tetto minimo e quindi possono aderire tutti, ciascuno le proprie disponibilità economiche, tenendo a mente però che per le persone fisiche e giuridiche l’investimento deve essere mantenuto per almeno due anni se non si vuole incorrere in penali pesanti. In ogni caso entro sette giorni dall’adesione è possibile recedere senza alcuna spesa, tramite una comunicazione al portale su cui si è effettuato l’investimento. E quindi i soldi già versati alla piattaforma online saranno restituiti a chi ne ha diritto.

Le agevolazioni fiscali sono valide sia nel caso di investimenti diretti che indiretti, ossia attraverso  società di capitali che investono in startup e i rischi sono quelli classici di qualsiasi investimento anche perché trattandosi di aziende che nascono dal nulla non esiste uno storico per andare a controllare i loro bilanci passati.

 

 

Come si distingue una startup innovativa

Come distinguere la una startup innovativa?  Esistono regole ben precise per identificarle e nelle linee guida possiamo identificare le principali:

  • Si tratta di società di capitali, anche sotto forma di cooperativa, con sede in Italia e legislazione italiana.
  • I soci, come persone fisiche, detengono al momento della costituzione della startup e per i successivi 24 mesi, la maggioranza delle quote o azioni rappresentative del capitale sociale e dei diritti di voto nell'assemblea ordinaria dei soci.
  • La startup è costituita e svolge attività d'impresa da non più di 48 mesi e ha la sede principale dei propri affari e interessi in Italia.
  • A cominciare dal 2° anno di attività della startup innovativa il totale del valore della produzione annua, così come risulta dall'ultimo bilancio approvato entro sei mesi dalla chiusura dell'esercizio, non è superiore a 5 milioni di euro.
  • Non distribuisce e non ha distribuito in passato utili.
  • Ha come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.
  • Le spese destinate alla ricerca e sviluppo sono uguali o superiori al 20% del maggiore valore fra costo e valore totale della produzione della start-up innovativa.
  • Impiega come dipendenti o collaboratori, in percentuale uguale o superiore ad un terzo del personale uomini e donne in possesso di titolo di dottorato di ricerca o che stanno svolgendo un dottorato di ricerca presso un’università italiana o straniera, oppure  ancora in possesso di laurea e che abbia svolto da almeno 3 anni attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all'estero.

 

Esempio concreto di startup italiana

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Un esempio di una start up innovativa di casa nostra può essere considerata Primary System Research Spa, start up innovativa milanese, con due sedi all’estero, a Londra e Durazzo in Albania.
La start up ha da poco presentato un software innovativo che permette agli studi di commercialisti di tutto il mondo di sviluppare reti relazionali tra loro e gestire carichi di lavoro, ripartendo onorari sui clienti comuni e sulle attività svolte assieme. Una specie di social network dedicato esclusivamente alla categoria dei commercialisti che porterà dei benefici in termini di tempo, guadagni e alleggerimento del carico di lavoro.
Le diverse fonti di produzione dei ricavi porta a considerare Primary System Reseach S.p.A., un progetto con un potenziale di crescita significativo, sia in termini di redditività, che di  incremento del valore delle azioni.

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