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Come aprire la partita IVA, la guida

 

 

L’apertura della Partita IVA è un passo fondamentale per tutti coloro decidono di avviare un’attività in proprio. Tuttavia in molti temono il dover affrontare l’iter burocratico da seguire, in quanto spesso intricato. In vero, riponendo la giusta dose di attenzione in ciò che si fa e seguendo le indicazioni dell’Agenzia dell’Entrate si può facilmente snellire e sveltire il procedimento. Ancor più se lasciamo che ci aiuti un professionista... entrare in possesso della partita iva sarà ancora più facile.

 

 

Partita iva: significato e regimi

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Per capire quali sono i vari step da seguire, bisogna prima inquadrare il concetto di partita iva ed adattarlo ai vari regimi che il nostro ordinamento ha previsto per andare incontro alle esigenze dei contribuenti.

Definizione: La partita iva è un codice numerico di undici cifre che serve ad identificare un contribuente e la sua posizione.

È un passo obbligato per tutti coloro che lavorando autonomamente hanno bisogno di  emettere fattura. Essa consente di aprire la propria posizione presso Inps e Inail, così da versare le tasse dovute, come da prassi.

Detto quanto, in base alle esigenze dell’utente, è possibile adottare due tipologie di regime, quello ordinario (da cui si dirama anche quello semplificato) e quello forfettario. A seconda di quello scelto, l’iter burocratico e l’attenzione da porre sullo stesso cambiano per l’uno o per l’altro verso.

 

Regime forfettario

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Il regime forfettario, il cui contenuto è cambiato grazie alla Legge di Bilancio per il 2019 (145/2018) vale per una vasta gamma di soggetti. Esso si distingue in quanto include una tassa piatta al 15% sostitutiva dell'imposta sul reddito, delle addizionali regionali e comunali dell'IRAP.

La percentuale appena indicata subisce uno sgravio ulteriore del 5% per tutte le persone fisiche che avviano una nuova attività. Di tale beneficio ci si può avvalere per un arco di tempo di 5 anni.

Fino a prima della nuova Legge del Bilancio, erano indicati tutti i requisiti da rispettare per poter avere accesso a questa tipologia di regime:

  • non aver portato a casa dei guadagni pari a quelli indicati dalla Legge di Stabilità 2016, che sono diversiin base al codice ATECO di riferimento (la cifra media oscilla tra 25.000 e 50.000);

  • non aver speso più 5.000 euro lordi per collaboratori e dipendenti;

  • Avere beni strumentali per un valore massimo di 20.000;

  • Redditi di lavoro dipendente o assimilati non devono superare i 30.000.

 

 

La nuova legge tuttavia ha cercato di semplificare anche quelli che sino ad ora erano i regimi. Come prima cosa ha alzato il livello di componenti o ricavi considerabili, ad un massimo di 65.000 euro per tutte le attività. Per il resto tutti gli altri paletti sono stati aboliti: quindi nessun limite piùper tetto alle spese per il personale, pervalore dei beni strumentali e così via.

Viceversa invece, la nuova normativa non ha mancato di porre in essere dei meccanismi di esclusione "antielusivi".

 

In particolare ha elencato tuttii casi di esclusione: 

  • Per coloro che fanno parte di una società di persone, associazioni o imprese familiari, o che semplicemente la gestiscano;

  • Per chi ha il controllo diretto o indiretto su srl o associazioni in partecipazione che si occupano dell'esercizio di attività economiche rientranti nel regime forfettario;

  • Per i non residenti, (tranne se facenti parte degli Stati membri dell’Unione europea o di uno Stato aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo,) che forniscono all' Italia un minimo di 75% nel loro reddito totale;

  • Per tutti quanti detengono un'attività prevalente nei riguardi del datore di lavoro attuale o di datori con cui ci sono stati rapporti di lavoro nei due periodi d’imposta antecedenti;

  • Per chi effettua in via prevalente o esclusiva cessioni di fabbricati, terreni edificabili o di mezzi di trasporto nuovi.

 

Con le nuove modifiche quindi, l’imposta sostitutiva rappresenta il punto cardine per l’imposizione fiscale sul reddito dei contribuenti. Inoltre c’è da aggiungere che l’IVA non è dovuta, ma ogni anno si versa il diritto alla Camera di Commercio.

Circa i contributi INPS, per quelli iscritti alla Gestione Separata, il contributo è pari al 25%. L’aliquota contributiva per coloro che da pensionati detengono spartita iva è invece e pari al 24%.

Viceversa, per chi svolge attività d’impresa, la riduzione sarà pari al 35% dei contributi minimi dovuti se si tratta di artigiani e commercianti, purché avvenga previa comunicazione.

A partire dal 2020 entrerà in vigore una seconda tassa piatta, ovvero un'imposta sostitutiva del 20%, per coloro che nell’anno antecedentehanno mantenuto de ricavi compresi tra i 65.000 e i 100.000 euro lordi.

 

Il regime ordinario

Il regime contabile ordinario, contrariamente a quello precedente, non è ricollegabile ai ricavi conseguiti.

 

Esso è dunque obbligatorio per:

  • S.p.A,

  •  S.r.l.,

  •  S.r.l.s.,

  •  S.a.p.a.,

  • società cooperative;

  • mutue assicuratrici;

  • Enti pubblici e privati che hanno per oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciali;

  • Stabili organizzazioni di società ed enti non residenti;

  • Associazioni non riconosciute e consorzi che hanno per oggetto attività commerciali.

 

Se l’introito del soggetto supera i 400.000 euro (nel caso di attività di prestazioni di servizi) o anche 700.000 euro (nel caso di altre attività), l'obbligo vale anche per:

  • Persone fisiche che esercitano una qualunque tipologia di attività commerciali;

  • Società di persone (S.n.c. e S.a.s.);

  • Enti non commerciali che esercitano un’attività commerciale non prevalente.

 

Il regime semplificato

Dal regime ordinario, se ne dirama poi un altro detto semplificato. Questo vale allorquando i ricavi si mantengano inferiori a 400.000 euro nel caso di attività di prestazioni di servizi e 700.000 euro nel caso di altre attività.

 

I soggetti che potranno avere accesso a questo regime sono:

  • Persone fisiche che hanno optato per la ditta individuale;

  • Società di persone (S.n.c. e S.a.s.)

  • Enti non commerciali con un’attività commerciale non prevalente.

 

Chi non può quindi aderire al nuovo regime forfettario, è tenuto a versare imposte e tasse secondo i dettami di legge. Dovranno quindi versare le tasse alla Camera di Commercio (diritto camerale) le imposte IRPEF, IRAP, IVA e verseranno periodicamente la somma dovuta alla Gestione Separata INPS o Cassa Professionale.

 

 

La scelta del Codice ATECO: iter burocratico per la richiesta di Partita IVA

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Fatto questo doveroso preambolo sul regime per cui optare, cerchiamo di capire meglio come addentrarci nell’iter burocratico per la richiesta di apertura della partita iva.

La prima cosa da fare è l’individuazione della tipologia di attività che si vuole condurre. Al di là del proprio progetto lavorativo, infatti, il fisco deve saper riconoscere la nostra attività. A tal proposito dunque è stato istituito il codice ATECO, attraverso cui si individua il settore in cui si va ad operare. Per avere un quadro completo dei codici ATECO basta consultare il sito della camera di commercio o quello ISTAT.

Addirittura sul sito ufficiale dell’Istituto è stato pubblicato un software online (che non necessita di download) e che serve proprio per riuscire a ricavare automaticamente e in poco tempo il codice di riferimento. Grazie a questo software si può sia effettuare la ricerca dell’attività inserendo il codice attività, sia invece inserire una parola chiave e ricavare il codice. Il sistema dunque è un valido aiuto non solo per effettuare una verifica su un possibile codice di riferimento, ma anche per un possibile controllo di quale attività si tratti.

Appare evidente che per una qualunque attività il codice ATECO è importante. Esso aiuta ad effettuare il calcolo del limite di fatturato annuo, e offre un quadro molto più chiaro e semplice per il calcolo delle imposte.

Ma cosa accade se la portata della propria attività possa essere ricollegata a due distinti ambiti e pertanto possa avere due codici? In questo caso, si possono anche mettere più codici, basta indicare quale sarà l’attività principale.

Ecco quindi che decidere quale codice faccia al caso nostro sarà un momento di fondamentale importanza, per cui il consiglio è quello di avvalersi sempre della consulenza di un esperto a riguardo come ad esempio un commercialista e attualmente si può usufruire dei servizi di tale professionista anche online (puoi approfondire su ilcommercialistaonline.it).

 

Compilare il modello di inizio attività

L’Agenzia delle Entrate ha dedicato un’apposita pagina sul proprio sito web per spiegare come aprire un’attività e quali documenti presentare. Per questo motivo, ha anche caricato sul sito i vari modelli di compilazione di inizio attività. Nello specifico, sia i lavoratori autonomi sia le ditte individuabili, avranno come punto di riferimento il modello numerato AA9/12. Quest’ultimo va semplicemente inoltrato all’agenzia, in tempi molto brevi (entro 30 giorni dall’inizio dell’attività).

Viceversa chi deve provvedere ad aprire un negozio, o deve iscriversi nel Registro delle Imprese, la strada è differente. In questo caso l’obbligo è di presentare la Comunicazione Unica, ovvero un documento singolo che racchiude nel complesso tutti gli adempimenti ai vari doveri amministrativi. Tra questi si avrà lapresentazione della richiesta di partita IVA o codice fiscale, il compimentodegli obblighi relativi a Inps e Inail, e per finire la presentazione delmodulo d’iscrizione al Registro delle imprese.

 

 

La presentazione del modello di inizio attività

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I contribuenti che non hanno l’obbligo di iscrizione al Registro delle imprese, hanno anche tre alternative per la presentazione del modello di dichiarazione dell’inizio attività.

In primis ha la possibilità di consegnare la documentazione in un ufficio dell’Agenzia delle Entrate, non per forza in prima persona ma anchetramite un intermediario (come ad esempio il proprio consulente). In secondo luogo può essere inoltrata per posta, a mezzo raccomandata, con allegata lacopia di un documento di identità. Infine è possibile trasmetterla in via telematica.

 

Chiudere la partita iva o modificarne la posizione

Qualora si decidesse di chiudere la partita iva o eventualmente di modificare la posizione della propria attività, sarà sempre il modello AA9/12 a ritornarci utile. Esso infatti deve esserepresentatopresso un ufficio dell’agenzia entro trenta giorni dal momento della variazione e cessazione dell’attività. Qualora poi fossimo interessati esclusivamente ad una modifica, vaposto sempre sul modello il nuovo codice ATECO per la nuova attività a cui siamo interessati.

 

Per la compilazione delModello AA9/12 rilasciato dall’ Agenzia delle Entratenon serve altro che barrare nel Quadro A la terza Casella “Cessazione Attività”. Ivi va riportato in chiaro il numero di partita IVA che si intende chiudere e la data della chiusura stessa.

 

Per quel che concerne invece le varie modifiche applicabili esse sono:

  • Variazione della denominazione dell’ Attività

  • Variazione della sede

  • Variazione del Codice ATECO principale

  • Aggiunta o cancellazione di Codici ATECO secondari

  • Scelta del proprio Regime Fiscale

  • Altre ed eventuali

 

Qualunque modifica richiestaattraverso il Modello verrà tempestivamente validata dall’ Agenzia delle Entrate, la quale renderà la variazione effettiva dallo stesso giorno in cui la pratica verrà presentata.

 

I tempi per aprire la partita IVA

Per quanto concerne le tempistiche di apertura esse sono relativamente brevi. Dopo che il soggetto interessato avrà consegnato tutta la documentazione utile al caso, riceverà risposta di assegnazione nell’arco di 24 ore.

Sarà dal momento dell’assegnazione che potremo considerareesplicitamente il numero di partita IVA che non cambierà in nessun caso, nemmeno se decidessimo di effettuare qualche variazione come quelle poc’anzi citate.

La tempistica citatavale soprattutto per i liberi professionisti. Infatti se a richiedere il codice iva sono le ditte individuali prima si deve effettuarelo step di iscrizione alla Camera di Commercio. In più bisognaeffettuare una comunicazione al Comune di apertura di un’attività. Le tempistiche saranno quindi relativamente più lunghe.

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