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Assegno postdatato: validità, sanzioni, protesto e garanzia

 

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L’emissione di un assegno postdatato è tuttora considerato illegale (tributario e civilistico) ma non è più ritenuto come fatto rilevante da un punto di vista penale: è sanzionabile, semplicemente, a livello amministrativo per evasione di bollo.

Scrivere su un assegno una data futura non lo rende nullo; il pagamento effettuato attraverso l’assegno postdatato si può ritenere, quindi, valido.

Chi è in possesso di questo tipo di assegno può, quindi, riscuoterlo presso un Istituto di credito senza essere costretto ad aspettare la data indicata nel titolo.

La sua natura irregolare sta nel fatto che non rappresenta un titolo esecutivo finché non venga regolarizzato col versamento dell’imposta pari al 12 per mille della somma dell’assegno stesso e con le sanzioni previste in materia di bollo.

L’assegno post datato, pur essendo una prassi commerciale diffusa, presenta i suoi rischi.

Ci spieghiamo meglio.

 

 

Assegno postdatato: garanzia

Abbiamo appena accennato riguardo alla prassi commerciale diffusa in quanto l’assegno postdatato viene usato nelle transazioni commerciali per rinviare o dilazionare un pagamento e per garantire l’adempimento di obblighi contrattuali.

Il punto è che, per legge, è motivo di nullità dell’assegno l’emissione che ha come scopo quello di garantire il creditore riguardo ad un corretto adempimento del debitore (il cosiddetto patto di garanzia).

La funzione dell’assegno è quella di strumento di pagamento e non di mezzo per garantire obbligazioni contrattuali.

A dispetto della garanzia, se il creditore procede all’incasso del titolo prima della data riportata sull’assegno postdatato cosa succede?

La giurisprudenza ritiene legittimo il protesto contro un assegno incassato prima del previsto non rispettando il patto di garanzia concluso tra le parti ed il Codice Civile (art. 1988) riporta che un assegno bancario emesso con il patto di garanzia è da ritenersi come una promessa di pagamento.

Il creditore che vuole tutelarsi ed agire per il rispetto del patto di garanzia, dovrà dimostrare la promessa di pagamento pattuita col debitore che, dal canto suo, dovrà provare l’invalidità, inesistenza o estinzione del patto originario per il quale è stato emesso l’assegno circolare postdatato.

 

Assegno postdatato: sanzioni e protesto

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L’assegno postdatato è un assegno bancario o postale che riporta una data futura rispetto a quella di emissione, quindi non è a vista come dovrebbe essere.

L’assegno, di regola, è un mezzo di pagamento, non un titolo di credito e, postdatandolo, chi lo emette trasforma l’assegno in ciò che non è: una cambiale (soggetta ad imposta di bollo).

La sanzione, quindi, scatta in questo senso: quando la banca che incassa l’assegno avrà sporto denuncia al Prefetto, chi ha emesso l’assegno dovrà pagare una sanzione equivalente all’imposta di bollo evasa (perché ha usato l’assegno come se fosse una cambiale) moltiplicata per 20 o 50 volte, in base a quanto stabilirà il Prefetto. Tutto questo succede in caso di assegno postdatato coperto.

Nel caso risulti scoperto, l’assegno andrà protestato e, nell’arco di 60 giorni, chi l’ha emesso dovrà pagare non soltanto l’importo dell’assegno a vuoto ma le spese e le sanzioni previste.

 

Blocco o smarrimento di un assegno postdatato

Se si vuole bloccare o se si smarrisce un assegno postdatato, la procedura per risolvere entrambi i problemi si rivela complicata.

Il debitore dovrà autodenunciarsi di aver emesso l’assegno per potersi tutelare.

Anche per questo motivo è consigliabile usare cambiali o attendere la scadenza, prima di emettere un assegno.

 

 

Alternative sicure all’assegno postdatato

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Il creditore non può usare l’assegno postdatato per un’eventuale esecuzione forzata o per richiedere un decreto ingiuntivo al Tribunale. Di conseguenza, gli svantaggi coinvolgono sia il debitore che il creditore.

Il modo più sicuro per essere tutelati è la cambiale perché il creditore potrà agire con un pignoramento prima di decidere per il decreto ingiuntivo.

Esistono un altro paio di alternative sicure.

Le due parti possono decidere per l’emissione di un assegno a vista con l’obbligo scritto del creditore di non incassarlo prima di una certa scadenza. In caso di violazione dell’accordo, se, da una parte, la banca è comunque obbligata a pagare l’assegno, dall’altra, il debitore può chiedere il risarcimento danni per la violazione della scrittura privata.

La seconda alternativa all’assegno postdatato è la possibilità di consegnare la somma pattuita ad un terzo soggetto, una sorta di custode imparziale come un avvocato, un notaio, una banca o un’assicurazione (negli ultimi due casi, attraverso un contratto di deposito o polizza assicurativa sul pagamento).

Una volta che si sarà verificata la condizione prevista da contratto, la terza parte dovrà versare l’importo stabilito al creditore.

 

Conclusioni

Oggi, emettere un assegno postdatato non è più reato penale ma soltanto amministrativo, mentre in passato si rischiava fino a 8 mesi di reclusione.

L’emissione di assegni postdatati è una pratica, tutto sommato, da evitare; è preferibile usare la cambiale come mezzo di garanzia legale e per evitare l’incasso anticipato, sanzioni ed il rischio di non essere tutelati in caso di complicazioni.

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