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Pubblicità, la guida: origini e storia, evoluzione, le strategie

 

Quando guardiamo la televisione o navighiamo in un sito, ci troviamo spesso dinanzi a quella che in molti odiano: la pubblicità. In vero trattasi di uno strumento indispensabile per l’economia di molte aziende, un passaggio essenziale che ha segnato il successo e la storia di tanti prodotti che usiamo nel nostro fare quotidiano.

 

Oggi la pubblicità è la base, l'ABC per coloro che lavorano nel web marketing, ma prima di giungere alla portata che ha attualmente, ne ha dovuta fare di strada.

È giusto pertanto ripercorrere con l'aiuto degli esperti del settore, gli amici di agenziafre.com, un po' il suo excursus storico fino ad approdare a quelle strategie che ai giorni nostri rappresentano il mezzo perfetto per raggiungere con profitto i potenziali clienti.

 

 

Prime considerazioni e definizione di pubblicità

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Per definizione, la pubblicità è una comunicazione pensata e studiata in ogni minimo particolare, allo scopo di portare risultati misurabili a chi ha bisogno di ottenere consenso, fatturato, clienti e visibilità. Sulla base di questo teorico concetto, la pubblicità viene impiegata per un qualunque bene o servizio, anzi è stata utilizzata in ragione di quanto sin dai suoi albori.

Bisogna partire dal presupposto infatti che la pubblicità come la concepiamo oggi noi o come la vediamo è differente rispetto a quella del passato. Forse perché  oggi è fondata soprattutto sullacreazione di messaggi a pagamento da diffondere attraverso mezzi di comunicazione di massa. È partendo da questo presupposto che si raggiunge tutto quello che puoi immaginare: carta stampata, quotidiani, social network, cartellonistica, Tv, radio e altro ancora.

In Italia la pubblicità viene disciplinata da un corpo normativo a sé stante, quale il decreto legislativo n. 145/2007 in cui non a caso si parla di pubblicità per intendere “qualunque forma di messaggio che sia diffuso, nell’esercizio di una attività economica, allo scopo di promuovere la vendita o il trasferimento di beni mobili o immobili, oppure la prestazione di opere e servizi”.

Rientrano pertanto nel concetto tutte le forme comunicative, non per forza volte all’acquisto di beni o servizi, che hanno lo scopo comunque di porre in auge l’immagine dell’impresa presso il pubblico dei consumatori.

 

Le origini della pubblicità

Se credi che la pubblicità concettualmente sia nata in epoche recenti, ti sbagli. Si suole credere che già con l’arrivo delle prime forme di scrittura in epoca preistorica, gli uomini siano stati in grado di comunicare, di trasmettere determinati messaggi prefiggendosi scopi e obiettivi.

A onor del vero, questa tesi viene ulteriormente avvalorata dal ritrovamento di alcuni reperti archeologici in cui si descrivono delle affissioni pubblicitarie nell’antica Pompei per mettere in evidenza eventi sportivi o esaltare qualità di botteghe ed esercizi. Proseguendo in tal senso, in epoca Medioevale nasce e si sviluppa la figura del banditore, ma la svolta c’è stata solo con la possibilità di pubblicare in modo continuo un annuncio.

 

 

Storia della pubblicità. La riforma della stampa

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A cambiare radicalmente la portata della pubblicità permettendo una vera e propria innovazione della stessa è stata la rivoluzione della stampa. Abbiamo avuto con questa formidabile invezione la possibilità di creare, in riproduzione continua, manifesti e volantini. La qual cosa ha reso tutto più semplice.

Questo progresso e questa novità hanno portato alla nascita dei primi esempi di pubblicità di massa. A tal proposito ci sono delle tappe importanti che è doveroso ricordare per dare contezza dei vari step che il concetto pubblicitario ha assunto nella storia dell’uomo. Si pensi al 1479, quando il tipografo britannico William Caxton diffonde il primo opuscolo. O ancora nel 1690, appare il primo annuncio pubblicitario su un giornale. Il primo annuncio pubblicitario in radio si ebbe nel 1924, mentre il primo spot televisivo (americano quindi su base internazionale) si ebbe nel 1941. Solo sedici anni dopo arriva anche in Italia la pubblicità televisiva col famoso Carosello.

Aumentando, accanto a questo concetto prettamente teorico, il commercio, o anzi meglio definito come scambio commerciale interregionale, nonché internazionale, la diffusione della pubblicità ha avuto uno sviluppo ancora più grande. Ecco quindi che con le varie rivoluzione industriali, esplode la necessità di espandere il mondo dell’advertising. Fino addirittura a vedere la cartellonistica trasformarsi in una vera e propria arte.

Andando a ritroso nel tempo e cercando negli archivi i migliori esempi di pubblicità passata, puoi notare il salto di qualità,  non solo visivo, che gli strumenti comunicativi hanno subito fino ai giorni nostri. Di certo gli emblemi pubblicitari degli anni scorsi possono essere considerati come dei veri e propri riferimenti storici importanti in grado di farci capire come cambia la pubblicità del tempo e come diventa espressione artistica, demandata a firme di prestigio del visual.

Da ciò ne consegue una storia interessante, ricca di fascino e di dettagli, che andrebbe ancora oggi studiata e osservata per il miglioramento futuro. Le pagine pubblicitarie però cambiano e si trasformano in qualcosa di diverso.

 

La vera e propria evoluzione della pubblicità

Se la cartellonistica stampata e il manifesto avevano reso già innovativo il mondo della comunicazione, con l’arrivo della tecnologia, dei mezzi elettronici e del web la pubblicitàha ulteriormente cambiato la sua portata. Già con l’avvento della radio era stata aperta la portaverso la possibilità per i messaggi di diffondersi attraverso uno strumento innovativo. Ancora meglio quando si diffonde la televisione.

Ed è proprio con la TV che la storia pubblicitaria si fa interessante. Nei primi anni della diffusione del tubo catodico, la semplice comunicazione visiva di manifesti o di cartelloni si trasforma, mura per diventare una vera e propria narrazione. E così quello che finora avremmo potuto chiamare advertising acquista i canoni dello storytelling. Vengono cioè descritte delle storie, riportate delle idee e dei valori al fine ditoccare il cuore dell’utente attraverso strade differenti: non interrompendo la fruizione del contenuto ma diventando contenuto.

Tipici esempi di quanto appena detto sono le pubblicità anni ’80 e ’90, in cui sarebbe facile riscontrare diverse soluzioni: dal testimonial che consiglia la marca all’animazione che fa leva su motivi musicali a rime orecchiabili che creano un jingle capace di entrare nella testa.

 

 

Il Carosello italiano

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Non si può argomentare La pubblicità senza un chiaro riferimento alla rivoluzione italiana avutasi con il Carosello. Si tratta di un programma televisivo trasmesso dalla Rete 1 della Rai negli anni ’70 e che concilia per la prima volta due concetti fondamentali: bisogno di intrattenimento con esigenza di trasmettere il contenuto commerciale.

Non si parla più di meri slogan o di immagini fini a loro stesse. Ma la promozione viene in questo caso narrata. Ideatore di questa concezione magnifica fu Luciano Emmer, che rese il Carosello come un contenitore di esempi chiari di come sia possibile fare promozione attraverso un metodo non legato allo spot, all’interruzione fastidiosa e da evitare.

 

La strategia pubblicitaria

La strategia pubblicitaria, oggi definita strategia marketing, rappresenta la svolta che questo mezzo comunicativo intende dare alla promozione di un bene o di un servizio. Ogni tipo di strategia si fonda su dei comunissimi concetti psicologici che si innescano nell’essere umano quando si interfaccia con una immagine, una musica o una frase. Vengono impiegati degli schemi di rinforzi che sono utili a condizionare le decisioni, questi rinforzi possono essere classici o condizionali.

In pratica si utilizzano delle associazioni condizionali grazie alle quali viene creato un connubio tra l’idea di un prodotto ed una qualunque sensazione di benessere.

Infatti, in ogni pubblicità che mette in evidenza un prodotto o un bene si parte da una iniziale situazione di malessere o comunque di stallo, in cui la persona sente la necessità di un qualche cosa. Per cui la sola soluzione a questo qualcosa è il prodotto da acquistare, a volte proposto con situazioni anche irreali, eppure tutto ciò funziona.

Non bisogna tuttavia pensare alle pubblicità come meri strumenti influenzanti la psiche umana. Possono sì indurci ad una scelta, ma possono anche semplicemente essere uno strumento informativo, uno spunto di riflessione per un’esigenza che scatterà in un ipotetico domani.

E infatti chi cura una campagna pubblicitaria lo fa allo scopo di farla durare nel lungo termine,  affinché cioè il consumatore la ricordi quando ne avrà bisogno. Non a caso, quando si sceglie un bene piuttosto che unaltro, l’acquisto è fatto in base alle sensazioni di benessere che ci sono state date dallo spot pubblicitario.

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